Il Web Semantico |
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Come precedentemente accennato, il
Web è stato
progettato sia per consentire la condivisione e la ricerca di
informazioni, sia per migliorare la comunicazione “uomo-uomo”;
tuttavia, anche gli stessi computer dovrebbero essere in grado
di contribuire alla ricerca e alla comunicazione delle
informazioni, ma questo è attualmente impedito dal fatto che
quasi tutte le pagine Web sono state ideate esclusivamente per
la consultazione da parte dell’uomo e non da parte del
calcolatore.
Per risolvere i problemi legati all’implementazione
attuale del Web,
Tim Berners-Lee
ha formulato l’idea del “Semantic
Web”, una sorta di ragnatela di dati, un’enorme
database globale, il cui approccio consiste nello sviluppo di
linguaggi per esprimere informazioni comprensibili ed
elaborabili anche dalle macchine. L’approccio di Berners-Lee
si basa su un comune modello di grande generalità:
Resource Description Framework (RDF).
Il criterio generale consiste in una stratificazione a
livelli partendo dall’alto; il modello di base contiene solo i
concetti di asserzione e
quotazione, e permette di fare asserzioni
usando altre asserzioni. Il linguaggio in questa fase
non ha negazioni o
implicazioni e di conseguenza è molto limitato.
I documenti RDF
in questa fase non hanno un grande potere; il motivo per cui
si utilizza questa rappresentazione è che tali dati potranno
essere combinati insieme ad altri provenienti da diverse
applicazioni Web; le applicazioni che operano sull’intera Rete
possono essere in grado di utilizzare una comune struttura per
combinare insieme le informazioni di tutte queste
applicazioni.
Il modello di base fornisce uno
schema di asserzioni e quotazioni
in cui è possibile rappresentare i dati in qualsiasi nuova
forma; serve, inoltre, uno schema a livelli per dichiarare
l’esistenza di nuove proprietà.
È necessario porre limiti alle modalità di utilizzo di
questo schema. Solitamente si vuole limitare i tipi di oggetti
a cui può essere applicato. Queste
meta-asserzioni rendono possibili
rudimentali controlli su un documento; in
SGML
il
DTD
permette di controllare se gli elementi sono stati utilizzati
in posizioni appropriate, in
RDF
uno schema permette di controllare per esempio che una patente
di guida sia intestata ad una persona, e non ad un modello di
automobile. Il linguaggio schema permette di fare semplici
asserzioni circa le combinazioni permesse. I limiti espressi
nello schema sono facilmente espandibili attraverso
espressioni logiche (il livello successivo); questo per ora
non viene fatto perché se ne vuole limitare le potenzialità.
Successivamente si potrebbe volere fare inferenze
attraverso l’uso della semantica dello schema; le inferenze
potrebbero anche essere combinate con altre espressioni
logiche. Deve anche essere possibile convertire un documento
da un particolare schema
RDF
in un altro.
Il livello successivo è quello logico: è necessario un
modo per inserire la logica all’interno dei documenti per
permettere, ad esempio, la deduzione di un tipo di documento
da un altro, oppure, il controllo di un documento attraverso
un insieme di regole di auto-consistenza, o anche per ottenere
il risultato di un’interrogazione mediante una conversione da
termini sconosciuti in termini conosciuti.
RDF
non specifica nulla circa il meccanismo con cui queste
considerazioni possono essere praticamente attuate sui
documenti.
A livello logico,
RDF
ha la possibilità di esprimere regole di inferenza; ovvero,
consente di scrivere regole, ma non specifica in quale ordine
esse dovranno essere applicate. Un'altra questione da
affrontare è quale tipo di linguaggio utilizzare per
effettuare le interrogazioni; chiaramente il linguaggio
utilizzato deve basarsi sulla logica di
RDF.
La struttura che si occupa di effettuare le ricerche
deve essere collegata alla verifica delle firme; i documenti
saranno consultati non solo come alberi di asserzioni, ma
anche come alberi di asserzioni relative agli autori delle
asserzioni stesse.
I motori di ricerca che indicizzano pagine
HTML
trovano molte risposte inappropriate alle interrogazioni e
nascondono gran parte del Web; non c’è la nozione di
correttezza in queste ricerche; al contrario, i motori logici
sono in grado di restringere il loro risultato a quella che
probabilmente sarà la risposta corretta. Il motore di ricerca
del futuro dovrebbe poter essere una combinazione delle due
tecnologie.
Attualmente non esiste un’implementazione chiara e
definita di quello che sarà il Web del futuro; tuttavia,
esistono numerose proposte che si basano su vari metodi di
realizzazione: alcuni prevedono l’uso di
XML,
RDF,
RDF
Schema,
Conceptual Graphs,
approcci statistici,
clustering,
algoritmi genetici e
reti neurali per
l’auto-apprendimento ecc… Tutte queste proposte sono state
discusse nel settembre del 2001 in occasione del workshop
intitolato “Semantic Web Mining” , svoltosi a Freiburg, Germania.
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novità!!!
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